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Alianti RC - Dal volo libero al radiocomando proporzionale PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
martedì 28 marzo 2006
Indice articolo
Alianti RC - Dal volo libero al radiocomando proporzionale
Pagina 2
Faccio una piccola premessa descrivendo come, grosso modo, siamo arrivati ad avere oggi sistemi di radiocomando così sofisticati. In questa non c’è nessuna pretesa nell’esaudire la curiosità del lettore, che rimando al link http://www.aereomodellismo.org/didattica/cosa_aerom.htm dove troverà un’ampia trattazione dell’argomento da parte di uno dei maggiori aeromodellisti: Loris Kanneworff.

Sin dagli albori dell’aeronautica i modelli volanti hanno fatto parte di questa branchia della scienza e della tecnica. Basti pensare agli schizzi di Leonardo da Vinci e ai modelli dei primi dell’800, per esempio.

 

 

Parte di un progetto di Leonardo da Vinci
 

 

 Quindi i modelli volanti sono sempre stati usati per capire e sperimentare il volo da parte dell’uomo, diventando poi uno dei passatempi tra i più tecnici e completi.

 

 

Un modello a volo libero del 36
 

 

I primi passi di aeromodellismo furono fatti con modelli per volo libero: dapprima semplicemente lanciando il modello da un’altura e osservandone il volo, poi utilizzando eliche propulse da una matassa elastica. La naturale evoluzione della propulsione ad elastico furono i micromotori a scoppio. Anche se l’autonomia di volo aumentava, i problemi di controllo del modello rimanevano.

Le condizioni del vento e la formazione delle termiche creavano la condizione di “perdita in nube” o “perso alla vista” del modello, che garantivano in gara sì la vittoria al possessore, ma anche la perdita totale del modello.

Nacquero così i primi metodi per controllare i modelli durante il loro volo. All’inizio con leverismi, azionati a tempo tramite una miccia, che modificavano l’assetto del modello soggetto alla forza ascensionale dell’aria, facendolo entrare in vite; poi con microinterruttori soggetti al magnetismo terrestre per controllarne la direzione mantenendo il modello controvento il più possibile. Ma tutti questi accorgimenti erano al di fuori della manipolazione in tempo reale da parte del lanciatore dell’assetto del modello.

Il vero passo in avanti ci fu con l’avvento del radiocomando ad interruttore. Praticamente il pilota azionando un interruttore, inviava un impulso alla radio a bordo del modello. Questa spostava un relè collegato ad uno scappamento caricato ad elastico, che a sua volta azionava il leverismo per il solo direzionale. I modelli infatti avevano diedro alare accentuato e piani di quota fissi, in modo da farli salire tramite motore fino ad esaurimento del combustibile, e controllarne la virata durante la discesa azionando il famoso interruttore.

Tutto ciò era certo un miglioramento rispetto al passato, ma la rivoluzione doveva ancora arrivare.

Negli sessanta, infatti, nasce e si diffonde il re di tutte le specialità del modellismo dinamico: il radiocomando proporzionale.

 


Ultimo aggiornamento ( lunedì 15 ottobre 2007 )
 
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